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Titolo: Quando la 600...
Sottotitolo: (e le cambiali) trasformarono la vita degli italiani
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Anno 1955, nasce l'utilitaria Fiat che inaugura la motorizzazione di massa: è colpo di fulmine collettivo.
E parte il boom economico

di Maria Rosa Calderoni

 
Anno 1955, nasce l'utilitaria Fiat che inaugura la motorizzazione di massa: è colpo di fulmine collettivo. E parte il boom economico
Quando la 600 (e le cambiali) trasformarono la vita degli italiani
 
E' nata una stella, era il 1955, cinquant'anni fa. La creatura non è propriamente una gran bellezza, ma ha un sex appeal formidabile, con gli italiani è un vero colpo di fulmine, tutti la concupiscono, scoppia la voglia pazza. Si chiamava 600. Era il 1955, e scusate l'incipit da favola: è l'auto che cambierà l'Italia, mica poco. Sta scritto infatti nei libri: «La Fiat 600 inizia la motorizzazione di massa e contribuisce a cambiare la storia del nostro Paese». Mica poco.

La fatale vettura ha il previlegio di un comunicato Ansa, 11 marzo 1955, ore 21,18: «La Seicento, la nuova vettura utilitaria della Fiat, oggi è stata presentata, ufficialmente, alla vigilia della sua immissione nella vendita, alle autorità e ai rappresentanti della stampa estera ed italiana nella filiale romana di viale Manzoni». C'è un certo tono di solennità nella nota d'agenzia, e si capisce. Per essere un Evento è un Evento, e una foto d'epoca mostra Gianni Agnelli in persona, intento a illustrare la nuova auto allo stesso Luigi Einaudi.

La 600 è in effetti un traguardo formidabile raggiunto dalla prima industria automobilistica nazionale: pensata, studiata, realizzata in quattro anni. E' a suo modo un record.

Deve sostituire la vecchia 1400, prima novità postbellica della casa torinese; e ancora più deve battere il mito della leggendaria "Topolino", la popolarissima 500 dal muso all'americana che ha visto la luce vent'anni prima ed è ormai arrivata alla serie C. Alla nuova vettura è consegnato il fasto di diventare l'utilitaria del futuro, una vera 4 posti, con la velocità di 85 km/ora e un peso di 450 kg.

Va bene, la nuova auto fatta e finita peserà un po' di più e sarà anche più veloce; ma nel 1953 il prototipo è pronto, messo a punto dallo stesso padre della "Topolino", il progettista Dante Giacosa.

Pochi mesi dopo è al via, e le cronache dicono che «in una "storica" riunione dei vertici Fiat a Villar Perosa, lo stesso avvocato Gianni Agnelli prova la nuova utilitaria e dichiara: "Va forte, forse perfino un po' troppo"». Infatti la nuova macchina "vola" addirittura a 100 km all'ora, ma è tempo: la gloriosa 500, l'unica dei modelli d'anteguerra ancora in listino, viene mandata in soffitta alla fine del 1954, e Valletta può dire soddisfatto: «Per la Fiat il dopoguerra è finito». Contemporaneamente è avvenuto il "salto generazionale".

La presentazione ufficiale è al Salone dell'Auto di Ginevra appunto l'11 marzo 1955; il modello definitivo ha una cilindrata di 633 cc (da qui il suo nome), una potenza massima di 21,5 cv e un prezzo listino di 590.000 lire.

Diavolo di una 600. Più che un successo è un'apoteosi: da quel momento - e almeno fino al 1959 - è lei l'auto dell'anno, la più moderna tra le utilitarie d'Europa. E la più amata dagli italiani. E' il primo boom, è lei che inaugura quella croce e delizia, quel mostro bello e impossibile che si chiamerà motorizzazione di massa. La mitica 600, che se non c'era bisognava inventarla. L'auto giusta al tempo giusto. Dati prodigiosi. Nel giro di 2-3 anni, il parco delle quattroruote italiane passa dalle 800.000 unità del 1955 ai 2 milioni del 1960. La nuova "piccola" Fiat è inarrestabile, negli anni successivi toccherà quota 4.034.000; e, grazie alla catena di montaggio impiegata a tutta forza, si moltiplica come le cavallette: 624 unità giornaliere il primo anno, che già diventano 839 l'anno dopo, un'auto ogni due minuti.

600 come se piovesse, l'auto conquista pure i mercati esteri, per esempio in versione taxi è diffusissima persino a Dusseldorf. E non si fa abbastanza in fretta a produrla: per averla, l'agognata 600, c'è una lista d'attesa lunga un anno.

L'Italia non è più quella. Annunciatrice e co-protagonista del "salto" è proprio lei, la nuova utilitaria Fiat (che può persino, inaudito, diventare una "sei posti"!). Muore definitivamente l'Italia della campagna, l'agricoltura perde vistosamente terreno, c'è l'industria che fa un incredibile balzo in avanti e si afferma anche un comparto nuovo nuovo, mai visto prima: lo chiamano "il terziario".

La guerra è finita da dieci anni, ma il Paese è stato finora molto povero, e ancora molto patisce le terribili conseguenze del conflitto: la gente si tiene stretti i suoi quattro stracci e stenta a campare. Tuttavvia l'industria "tira" forte, per la prima volta gli addetti hanno superato quelli dell'agricoltura e insieme agli occupati nei servizi raggiungono il 70 per cento del totale. L'Italia è quella lì, ha 50 milioni di abitanti, il 61 per cento dei quali non attivi. E' anche l'Italia di "Rocco e i suoi fratelli", quella della massiccia migrazione interna, da 5 a 8 milioni in pochi anni, Torino che diventa la città "più meridionale" d'Italia. L'Italia che va, quella del triangolo industriale. Dal '58 al '63, il Pil aumenta quasi come quello cinese oggigiorno: +5,3 nel 1958, +6,6 nel '59; +8,3 nel '60. L'Italia del celebrato "miracolo economico".

L'anno della 600, che è anche l'anno della "rivoluzione dei consumi". "Scoppia" l'auto di massa e trascina nel gorgo molte altre belle, bellissime cose, mai viste prima: il frigorifero, il transistor, il telefono, lo scaldabagno, la tv, la moto, la lavatrice, il giradischi. E' appunto il "miracolo", entrano in circolo parole come "il grande consumo", "i consumi opulenti", parole mai sentite prima. Si americaneggia. Si compra tutto a rate; quintalate di cambiali, i celebri "pagherò", intasano le case degli italiani testé miracolati.

Farsi la macchina, il sogno. A furia di cambiali, naturalmente, ma non importa. L'auto diventa per milioni un genere di prima necessità. Avere la 600 consacra uno status symbol; il paradiso raggiunto della media-piccola borghesia ha quelle quattroruote e quella cilindrata di 630 cavalli, magari color amaranto. Poi quell'auto di massa, forte e bruttina, fa anche il resto: il "salto" di costume, il punto dal quale non si tornerà mai più indietro.

Quell'auto di massa vuol dire, infatti, per milioni di persone, abbandonare il tram o la Vespa e andare in ufficio, tutti insieme appassionatamente, sulla prodigiosa macchinetta. Vuol dire caricare la famigliola felice e scoprire le prime gite domenicali fuoriporta, le prime vacanze motorizzate, e il week end, quella parola inglese che all'improvviso non è più strana. Vuol dire bisogno impellente di "seconda casa"; e soprattutto vuol dire quello che misteriosamente si chiama "l'indotto", una miriade di piccole piccolissime e medie fabbriche che nascono come funghi attorno alla grande industria-pilota; mentre anche l'edilizia dal canto suo ha un impulso straordinario, grazie non poco alla "provvidenziale" massiccia immigrazione.

Fatta l'auto, in omaggio alla motorizzazione di massa - e ancor più alla Fiat, potere formidabile - è ovviamente e tempestivamente varato il Piano Decennale di costruzione delle Autostrade. Così l'Italia cambia ancora più in fretta; cambia la sua morfologia e cambia il suo paesaggio, interi paesi si spopolano e vanno in rovina, pazienza, è il pedaggio al "progresso": il Pil, lui, continua a galoppare (almeno fino a tutto il 1963).

Il "miracolo" c'è. Ma bisogna vedere come e dove. L'anno d'oro della 600 non è affatto buono per tutti. Lo stipendio di un operaio è di 40 mila al mese; con la paga di un'ora di lavoro (144 lire) si possono comprare 2 etti di mortadella del tipo pù venduto, marca Galbani, bollino rosso; un litro di benzina costa 138 lire; un chilo di pane 150; un litro di latte 90; e bisogna faticare un'intera giornata per un kg di carne, scadente e di bassa macelleria. Per comperare la 600 a quell'operaio anno 1955 occorre un anno e tre mesi di stipendio.

Sarà pure il boom, ma la disoccupazione resta quella di prima, il Sud è nella consueta miseria: così, in quegli stessi anni del "miracolo", circa 4 milioni di italiani vanno all'estero a cercare lavoro. Come nel primo Novecento.

Il "miracolo", c'è: non per tutti, per la Fiat sicuramente sì. Troppa grazia sant'Antonio. Mentre la 600 spopola e le autostrade trasformano il paese, la Fiat va a gonfie vele. Gli utili di bilancio, ad esempio, tanto per dare un'idea, passano dai 4.299 milioni del 1951 ai 12. 656 del 1955, l'anno della 600.

Fiat, potere fortissimo, è la fabbrica leader che gode anche di previlegi assoluti: per esempio tutte le sue auto fino a 1500 di cilindrata sono protette con un dazio del 45% (prezzi di concorrenza all'estero, prezzi di controllo all'interno); per esempio commesse pubbliche a bizzeffe; per esempio gran pezzi di Iri praticamente svenduti per i begli occhi della casa torinese; per esempio la consistente ordinazione di bombardieri F86K elargita dagli Usa in cambio della decapitazione del sindacato rosso e la cacciata degli operai comunisti dal suo universo.

Fiat, potere fortissimo e onnivoro. Più della metà della popolazione torinese vive di Fiat e suoi derivati, 80 mila persone impiegate, e sono "roba" sua la Mutua aziendale con 20 ambulatori e 680 medici, la scuola-formazione con 1200 allievi, i centri ricreativi e sportivi con 18.500 iscritti, il mensile illustrato, la "Stampa", giornale di famiglia che tira 250 mila copie, 450 mila la domenica.

Correva l'anno della 600. «Sono un'operaia della Materferro, mi chiamo Marinella Antonia alle dipendenze della suddetta sezione Fiat dal 9.


1.43 e dichiaro di essere stata confinata il 14.2.55 poco prima che si facessero le elezioni delle Commissioni Interne, perché attivista sindacale della Fiom, dal reparto 7 (dove lavoravo con scrupolosità) al reparto 1. Io chiedo ai dirigenti della Fiat di lasciarmi in pace...». La lettera è inviata alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni dei lavoratori che proprio allora era stata avviata.

E' l'altra faccia dell'auto d'oro. La catena di montaggio selvaggiamente applicata dagli Agnelli che, reduci da un viaggio in Usa, vogliono fare «come la Ford»; il taglio dei tempi e il conseguente ipersfruttamento della manodopera; i bassi salari; il reparto confino, i sorveglianti e la caccia agli attivisti Cgil. L'anno della 600: anche l'anno dei licenziamenti collettivi, politici e "di rappresaglia". L'anno del tracollo della Fiom, dell'arretramento della Cisl, del trionfo del sindacato giallo.

Sulle ali della diabolica vetturetta, il nostro mondo cambia in fretta; verranno "24 mila baci" e Yuri Gagarin, "Il sorpasso" e i Beatles, il Vietnam, Jim Morrison e Jimi Hendrix, Mary Quant e la minigonna, i capelloni e i blue jeans, e il 68 e il 69 e l'autunno caldo, l'uomo sulla luna e Cuba, e Kennedy assassinato e le Br... Buongiorno, 600. 

Note: tratto da, Liberazione







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